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Nel nostro articolo del 20 aprile abbiamo documentato nel dettaglio la cronaca della grandinata che ha colpito la Brianza e il nord di Milano nella serata del 19 aprile 2026: chicchi fino a 5 cm, una supercella che ha percorso il corridoio Como–Lodi, indici GSI ≥ 3 su quattro comuni della cintura metropolitana.
Una domanda, però, è rimasta aperta — e ci è stata posta da molti utenti e clienti: era possibile prevederlo? Poteva esserci un’allerta meteo grandine in tempo utile?
La risposta, supportata dall’analisi dei modelli meteorologici operativi, è scomoda ma necessaria da comunicare con chiarezza: l’evento non era prevedibile nei termini consueti. Questo articolo spiega perché, con le stesse evidenze documentate nel rapporto meteorologico ufficiale redatto da Datameteo il 20 aprile 2026.
La giornata del 19 aprile era inquadrata in una configurazione di correnti nordoccidentali in quota di natura ciclonica sul nord Italia. Questa situazione, analizzata attraverso i campi di geopotenziale e temperatura a 500 hPa del modello BOLAM dell’ISAC-CNR, mostrava sì un’atmosfera instabile sulla Lombardia nordoccidentale, con i primi temporali sviluppatisi già al mattino sul comasco e sul bergamasco. Fin qui, nulla di anomalo rispetto a un normale pomeriggio primaverile perturbato.
Il problema non era la presenza di instabilità — quella era attesa e rilevata. Il problema era la sua quantificazione: quanto avrebbe potuto intensificarsi nel corso della serata? Ed è su questo punto che i modelli hanno fallito.
Gli aggiornamenti pomeridiani dei principali modelli ad alta risoluzione operativi — compresi i nostri WRF ARW HiRes — hanno concordemente escluso la possibilità di fenomeni estesi e intensi per la serata. Quattro modelli in particolare sono stati analizzati nel rapporto Datameteo.
Nella corsa pomeridiana del 19 aprile, il modello ICON 2.2 km dell’agenzia Italia Meteo mostrava per la fascia serale precipitazioni cumulate praticamente assenti sull’asse Como–Milano–Lodi. I segnali più significativi erano confinati al settore alpino orientale e alla Liguria.
Quattro modelli ad alta risoluzione, con parametrizzazioni diverse, che concordano nell’escludere il fenomeno: questo è il dato tecnico fondamentale per capire la natura dell’imprevedibilità.
La chiave di tutto sta nella trasformazione che ha subito uno dei temporali serali. Uno dei nuclei convettivi, originatosi intorno alle 20:00 ora locale dalla zona del lago di Como, non ha seguito il comportamento standard di un temporale primaverile. Invece di esaurirsi rapidamente come avviene tipicamente in questo periodo di transizione stagionale — quando i temporali sono solitamente brevi e poco intensi — si è intensificato al punto da acquisire le caratteristiche di una supercella.
La supercella è un sistema temporalesco qualitativamente diverso da un normale temporale. Il suo tratto distintivo è la presenza di una corrente ascensionale rotante, il mesociclone, che le conferisce una longevità e un’energia molto superiori rispetto alle celle ordinarie. Una firma caratteristica delle supercelle nell’emisfero nord è la deviazione verso destra rispetto al flusso di correnti in quota.
La supercella del 19 aprile è riconoscibile chiaramente dalla sua traiettoria nei dati radar: anziché seguire il flusso di correnti in quota — orientato grossolanamente verso est — il sistema ha deviato di circa 20–30 gradi verso destra. Questa deviazione ha portato la cella a spostarsi verso sud-sudest, interessando la Brianza e i comuni a nord e a est di Milano, per concludere la sua corsa oltre Lodi. La riflettività radar massima ha raggiunto i 60 dBz tra Sesto San Giovanni, Cologno Monzese, Vimodrone e il settore nordest di Milano alle 19:40 UTC (21:40 ora locale).
Un valore di 60 dBz in un temporale primaverile di aprile è già di per sé significativo, ma sono la durata e la traiettoria anomala del sistema che distinguono questo evento da tutto ciò che i modelli erano in grado di anticipare.

La mappa dei fulmini registrati tra le 18:00 e le 21:00 UTC (20:00–23:00 ora locale) mostra una densa concentrazione di scariche sulla fascia tra lago di Como, Brianza e hinterland milanese. È l’evidenza osservativa di un’attività convettiva che i modelli non erano riusciti a quantificare nei loro aggiornamenti pomeridiani.
La ragione tecnica per cui i modelli non hanno colto l’evento è duplice.
Fare chiarezza su questo punto è importante non solo scientificamente, ma anche per chi utilizza i dati meteorologici per prendere decisioni operative — compagnie assicurative, gestori di flotte, imprese agricole, operatori del fotovoltaico.
Questa distinzione è fondamentale. Non si tratta di un fallimento complessivo della meteorologia operativa: si tratta del limite ben documentato e accettato delle previsioni deterministiche quando si confrontano con processi convettivi profondi in condizioni di instabilità latente, dove anche piccole perturbazioni nelle condizioni iniziali possono produrre scenari radicalmente diversi.
Se la previsione deterministica aveva i suoi limiti strutturali in questo caso, ciò che ha fatto la differenza è stato il monitoraggio in tempo reale. Il sistema Datameteo Now Grandine ha tracciato l’evoluzione dell’evento minuto per minuto, rilevando l’intensificazione della cella, la sua trasformazione in supercella, la traiettoria anomala e l’impatto al suolo.
L’indice GSI ha fornito una misura normalizzata e certificata della severità, consentendo di quantificare con precisione il differenziale tra l’evento atteso dai modelli — grandine di piccole dimensioni, se mai — e l’evento reale.
Il monitoraggio certificato non sostituisce la previsione, ma la completa con la certezza oggettiva di ciò che è accaduto: dove, quando e con quale intensità.
La supercella del 19 aprile 2026 consegna alla stagione in corso una lezione importante. L’anticipo delle prime grandinate severe rispetto alla finestra storica — che nel primo articolo di questa serie avevamo già segnalato come tendenza in atto — si accompagna a una maggiore difficoltà previsionale proprio nelle fasi di transizione stagionale.
L’atmosfera ha mostrato capacità di sorprendere anche i migliori strumenti modellistici disponibili, e lo ha fatto in un momento in cui molti operatori non erano ancora in postura di allerta. Non si tratta di un caso isolato destinato a non ripetersi: significa, al contrario, che la finestra di attenzione per il rischio grandine severa deve essere estesa verso i mesi di marzo e aprile, con un approccio che integri la previsione probabilistica — ben più informativa di quella deterministica in scenari come questo — con il monitoraggio real-time come strumento di certificazione e risposta rapida.
Il 19 aprile lo ha dimostrato. Datameteo Now Grandine è lo strumento che consente di monitorare e ottenere report classificati e validati. Contattaci per maggiori informazioni.
Il potenziale era altissimo, ma i modelli piazzavano i temporali a ridosso delle Alpi. Le supercelle sono nate cento chilometri piu' a sud, di notte e lungo il Po. Il team Eventi Estremi Datameteo ha risposto con tre allerte successive guidate dal nowcast
Da gennaio a giugno 2026 il sistema Datameteo Now Grandine ha mappato 2.983 eventi grandine, il valore piu' alto della serie 2020-2026. Ma il dato che qualifica l'annata sono le 231 grandinate severe con GSI >= 4: 3,4 volte la media e +74% sul precedente
Analisi della giornata grandine dell'11 maggio 2026 al Nord Italia: 289 comuni mappati, 23 province, 750 segnalazioni, sei eventi GSI 5 da Brescia al Friuli.


