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Alle 04:30 del 28 agosto 2026, mentre la pianura padana dormiva, una supercella si è accesa sul Novarese. Nessun modello ad alta risoluzione l’aveva collocata lì, a quell’ora. In tre ore ha attraversato Milano, la Brianza, Bergamo e Brescia – dove ha scaricato chicchi da 13 centimetri – prima di spegnersi sul Veronese. Otto ore dopo, un secondo sciame di supercelle è nato cento chilometri più a sud di dove i modelli lo aspettavano, e ha completato l’opera fino alla laguna di Venezia: 349 comuni colpiti, la grandinata più grave mai certificata in Italia.
Il potenziale per fenomeni grandinigeni era già evidente nelle ore precedenti, mentre rimaneva molto più difficile stabilire con precisione dove e quando si sarebbero sviluppati i temporali. Il team Eventi Estremi Datameteo, con tre emissioni successive guidate dal nowcasting radar-satellite, ha monitorato i temporali per varie ore restringendo progressivamente le zone di interesse dei fenomeni severi che si stavano formando.
I modelli di potenziale grandinigeno davano per il 28 agosto una probabilità molto alta di chicchi oltre i 2 cm su tutto il Nord Italia. Ma i modelli ad alta risoluzione – gli unici capaci di simulare un temporale, fenomeno a scala chilometrica – collocavano l’innesco solo dal pomeriggio e a ridosso delle Alpi. La realtà ha fatto l’opposto: una supercella di notte, e poi temporali lungo il Po, cento chilometri più a sud. Senza il nowcasting, la previsione a brevissimo termine basata su radar e satellite, il 28 agosto sarebbe stato un buco nero previsionale. Con il nowcasting è diventato un inseguimento ora per ora.
Il 28 agosto 2026 è stato dominato da un forte anticiclone di matrice nordafricana sul Mediterraneo centrale, che ha spinto sull’Italia aria molto calda e carica di pulviscolo sahariano. Contemporaneamente, un fronte freddo legato a una circolazione ciclonica sulle Isole Britanniche si è avvicinato da ovest nel corso della giornata. Il Nord Italia, tra il giorno prima e la notte, si è trovato sotto un flusso di correnti sudoccidentali caldissime e umide, con un enorme quantitativo di energia disponibile per la convezione (CAPE): il carburante per temporali violenti.

Altezza di geopotenziale (linee verdi), temperatura (colori) a 500 hPa e vento a 300 hPa (frecce nere). Il promontorio nordafricano sul Mediterraneo e la saccatura in avvicinamento dalle Isole Britanniche creano il gradiente che mette in moto tutto il resto.
Energia convettiva disponibile del livello più instabile, 12 UTC. Valori elevati su tutta la pianura padana: il carburante c’era ovunque.
Shear totale tra la superficie e circa 5.500 m. La forte corrente da sud-ovest tra 700 e 500 hPa contribuiva a creare condizioni favorevoli allo sviluppo e alla persistenza di strutture temporalesche organizzate, comprese le supercelle: temporali rotanti che durano ore e percorrono centinaia di chilometri.
Una supercella è un temporale dotato di una corrente ascendente rotante (mesociclone). A differenza dei temporali ordinari, che vivono 30-60 minuti, può durare ore e percorrere centinaia di chilometri, ed è associata nella maggior parte dei casi a grandine di grosse dimensioni e a tornado. Ha però una caratteristica che rende difficile prevederne con precisione la traiettoria: devia rispetto al vento dominante in quota, generalmente verso destra, perché la rotazione sposta la zona di alimentazione (aria calda e umida) sul suo fianco destro. Di quanti gradi devia, nessun modello lo dice con certezza. Il 28 agosto la deviazione è stata molto più ampia del solito: i temporali hanno viaggiato da ovest a est invece che da sud-ovest a nord-est.
I modelli di potenziale grandinigeno disponibili pubblicamente quantificavano per il 28 agosto una probabilità molto alta di chicchi oltre i 2 cm, con aree a rischio di chicchi oltre i 5 cm, su tutto il Nord Italia. Fin qui, tutto chiaro. Il problema è che quel tipo di previsione è per definizione potenziale: dice che l’atmosfera può produrre grandine grossa, non dove e quando i temporali si accenderanno davvero.
Probabilità di grandine nelle 24 ore dalle 06 UTC del 28/08.

Per sapere dove, servono i modelli ad alta risoluzione spazio-temporale, gli unici capaci di mostrare l’evoluzione realistica di un temporale. E qui sta il punto: Arome, WRF su base ECMWF e MOLOCH-Isac su base GFS mostravano l’innesco solo dal pomeriggio, per lo più a ridosso delle Alpi, al massimo sulle pianure pedemontane di Lombardia e Veneto. Nessuno vedeva la supercella notturna sul Novarese. Nessuno vedeva lo sciame pomeridiano lungo il Po.
Accumulo di precipitazione da inizio corsa (elaborazione Meteociel). La precipitazione convettiva è concentrata sulle Prealpi. La pianura lungo il Po è pressoché asciutta.
Accumulo nelle 12 ore (elaborazione Lamma Toscana). Stessa storia: segnale sulle fasce pedemontane, quasi nulla dove poi è caduta la grandine più grossa.
Anche ammettendo che i modelli avessero mostrato la formazione di supercelle, e che il previsore avesse allertato un’area sulla base della loro possibile traiettoria, il margine di errore sarebbe rimasto alto: la deviazione di una supercella rispetto al vento in quota può variare di molti gradi. Si può allargare l’area per coprire tutto il possibile, ma a quel punto esplodono i falsi allarmi, e un’allerta che scatta sempre è un’allerta che nessuno ascolta più. La soluzione non è nella previsione a 24 ore. È nel nowcasting.
Innanzitutto, una supercella si è formata già nelle ultime ore della notte sul Novarese, e ha percorso centinaia di chilometri – Milano, Brianza, Bergamasca, Bresciano – fino a Verona prima di esaurirsi. Poi i temporali del pomeriggio, tutti a supercella, si sono formati più a sud-ovest rispetto alla previsione dei modelli, interessando esclusivamente le pianure attorno al Po sul lato settentrionale e in parte l’Appennino emiliano. In serata, come da previsione, si sono spostati verso Veneto e Friuli Venezia Giulia, ma hanno perso la caratteristica supercellulare, probabilmente per un calo del vento in quota: è per questo che la grandine si è esaurita una volta superata Venezia.
E qui la seconda sorpresa: la natura supercellulare e l’estrema intensità dei fenomeni li hanno fatti deviare più del solito, con i temporali in spostamento da ovest a est invece che da sud-ovest a nord-est come il vento dominante in quota. Persino il nowcasting, nella prima fase, ha dovuto rincorrere.
Per fare nowcasting non basta guardare il radar: servono strumenti che trasformino l’osservazione in una previsione operativa. Il sistema Datameteo identifica e segue ogni singola cella temporalesca, ne classifica l’intensità su una scala a sei livelli e la aggiorna ogni 5 minuti. Per ciascuna cella calcola la velocità di spostamento e proietta la direzione che potrà prendere nei 30 minuti successivi: una cella lenta ha un ventaglio di traiettorie ampio e corto, una cella veloce un ventaglio stretto e lungo. In questo modo il previsore vede in anticipo quali comuni entreranno nel percorso della cella, e con quale intensità, prima che la grandine arrivi.
È con questi strumenti che il 28 agosto il team Eventi Estremi Datameteo ha compensato la mancanza di segnale dei modelli: le celle sono state agganciate appena nate, la loro deviazione anomala verso est è stata letta in tempo reale e l’allerta grandine è stata aggiornata due volte, restringendola alle aree con la massima probabilità di essere colpite.
In considerazione di tutto questo, il team Eventi Estremi Datameteo ha emesso nel corso del 28 agosto tre avvisi successivi di allerta grandine sul Nord Italia. Ogni emissione ha aggiornato l’area a rischio e l’intensità attesa, classificata su quattro gradi (Debole, Moderata, Forte, Molto Forte), sulla base dell’evoluzione osservata da radar e satellite nelle ore precedenti. La sequenza racconta da sola il metodo: prima larga per non lasciare scoperto nessuno, poi sempre più stretta per non gridare al lupo.
Nessun modello aveva collocato in anticipo correttamente né la supercella notturna né lo sciame lungo il Po. Eppure, grazie all’allerta preventiva del mattino e a due aggiornamenti di nowcasting, la fascia a rischio è stata mantenuta sopra i temporali per tutta la giornata, con l’intensità alzata al grado massimo “Molto Forte” novanta minuti prima del picco delle 18:30, quando decine di comuni sono stati colpiti nella stessa mezz’ora. In una giornata in cui la previsione numerica ha mostrato tutti i suoi limiti, l’osservazione in tempo reale ha fatto la differenza tra un’allerta e nessuna allerta.
Il servizio di allerta grandine Datameteo integra tre livelli: la previsione a 24-72 ore del potenziale grandinigeno, il nowcasting radar-satellite con aggiornamento dell’area e dell’intensità attesa nel corso della giornata, e il monitoraggio Now Grandine in tempo reale con indice GSI. È lo stesso flusso operativo che il 28 agosto ha prodotto le tre emissioni descritte in questo articolo, ed è disponibile per aziende agricole, concessionarie, gestori di impianti fotovoltaici, flotte e compagnie assicurative.
Il potenziale sì, l’innesco no. I modelli di potenziale grandinigeno indicavano una probabilità molto alta di chicchi oltre i 2 cm su tutto il Nord Italia. I modelli ad alta risoluzione, però, collocavano i temporali solo dal pomeriggio e a ridosso delle Alpi: la supercella notturna sul Novarese e lo sciame pomeridiano lungo il Po, cento chilometri più a sud, non erano previsti da nessuno.
Il nowcasting è la previsione a brevissimo termine (entro le 6 ore) basata su osservazioni radar, satellitari e della rete fulmini anziché su simulazioni numeriche. Non prevede dove nascerà un temporale: lo vede nascere e ne estrapola la traiettoria. Il 28 agosto ha permesso di aggiornare due volte l’area di allerta seguendo la deviazione anomala ovest-est delle supercelle.
Per due motivi. Sono inquadrate raramente dai modelli, perché la loro nascita dipende da dettagli a scala chilometrica. E una volta nate deviano rispetto al vento in quota, di solito verso destra, di un angolo che può variare di molti gradi: la rotazione interna sposta la zona di alimentazione sul fianco destro del temporale. Il 28 agosto la deviazione è stata eccezionale, con temporali in moto ovest-est invece che sud-ovest/nord-est.
Tre. Alle 09:00 (intensità Forte, 1.441 comuni dalla Lombardia al Friuli), alle 17:00 (Molto Forte, 557 comuni in una fascia ovest-est dal Lodigiano al Veneto orientale) e alle 20:30 (Molto Forte, 159 comuni del Veneto centro-orientale). Ogni emissione ha ristretto e spostato l’area seguendo i temporali osservati da radar e satellite.
Il 28 agosto 2026 ha dimostrato una cosa che il team Eventi Estremi Datameteo sostiene da anni: nella previsione della grandine severa, il modello numerico è il punto di partenza, non il punto di arrivo. Quando l’atmosfera produce supercelle, l’unico modo per proteggere davvero un territorio è osservarle mentre nascono e aggiornare l’allerta in tempo reale. È quello che abbiamo fatto. E il bilancio di quella giornata – 349 comuni, chicchi da 13 cm, la grandinata più grave della serie storica – è raccontato nel dettaglio nel nostro report post-evento.
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